LA STAZIONE MARITTIMA


La vecchia stazione marittima di Livorno: sullo sfondo il fabbricato principale
La vecchia stazione marittima di Livorno: sullo sfondo il fabbricato principale

Dopo il termine dei lavori della strada ferrata, la società promotrice dovette affrontare due importanti lacune: quella delle officine e quella degli impianti a servizio merci.

La prima fu risolta con facilità, mentre quella relativa ai magazzini delle merci fu motivo di profonde riflessioni, soprattutto a Livorno. Con l'ampliamento del porto, decretato nel 1852, il progetto iniziale della stazione apparve presto inadeguato, in special modo nella parte concernente le strutture a servizio del traffico delle merci. Nell'adunanza del 1854 gli azionisti approvarono un progetto per collegare il porto di Livorno alla strada ferrata, con la costruzione di un nuovo capolinea: la stazione merci, doganale o marittima (come appare citata in alcuni documenti dell'epoca).

 

Lo scalo, sorto alle spalle della chiesa di Crocetta, fu inaugurato il 12 agosto 1858, esattamente a due anni dalla posa della prima pietra; nell'occasione fu organizzato un treno speciale per trasferire da Firenze a Livorno tutti coloro che volevano assistere alla cerimonia.

Il progetto fu curato dall'ingegner Giuseppe Laschi (Arezzo, 20 novembre 1819 - Firenze, 6 maggio 1876).

Formatosi nello studio di Felice Francolini, era stato assistente al tronco della ferrovia tra Firenze e Prato della Società Maria Antonia; nel 1852 fu nominato assistente alla ferrovia Leopolda e nel 1855 fu autorizzato ad intraprendere un viaggio in Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda per fare studi utili alla costruzione della stazione marittima di Livorno.

Livorno nel 1867: 1) stazione di Torretta / San Marco 2) stazione marittima
Livorno nel 1867: 1) stazione di Torretta / San Marco 2) stazione marittima

Si trattava, infatti, di un'opera di rilievo, edificata su terreni strappati al mare. Durante la costruzione fu persino rinvenuto il fossile di un ippopotamo dell'epoca quaternaria, come ricordato da Giovanni Cappellini nella pubblicazione "Fossili infraliassici dei dintorni del golfo della Spezia", del 1866.

 

La stazione fu compiuta dall'ingegner Laschi "con molta lode e grande economia", tanto da essere insignito dal governo granducale con l'Ordine del Merito Industriale di prima classe.  Lo scalo fronteggiava una darsena circondata da vasti capannoni per il deposito delle mercanzie; sulla parte di terra vi era un fabbricato ad uso uffici, mentre in mezzo all'acqua esisteva un piccolo edificio destinato ad ospitare le guardie di finanza (successivamente abbandonato). La via ferrata, una volta lasciata la stazione di San Marco e lo scalo merci di Torretta, attraversava il canale dei Navicelli e l'attigua darsena della Dogana d'acqua (successivamente colmata) su di un ponte girante di ferro, per giungere quindi alla stazione marittima e proseguire poi lungo le banchine del deposito franco.

La stazione era considerata, a tutti gli effetti, una nuova dogana della cinta daziaria livornese. Nell'area dello scalo non poteva essere ricevuto bestiame, mentre nella darsena antistante era vietata la pesca.

L'area della stazione marittima distrutta dai bombardamenti: sullo sfondo, a sinistra, i resti del fabbricato principale
L'area della stazione marittima distrutta dai bombardamenti: sullo sfondo, a sinistra, i resti del fabbricato principale

Dopo l'abolizione del porto franco (1868) il governo nazionale autorizzò la costruzione di un deposito franco, che sorse a ponente della stazione marittima. L'inaugurazione si tenne il 1° maggio 1883.

Nel 1939  la stazione mutò la storica denominazione in quella di "Livorno Porto Vecchio", per distinguerla dal nuovo scalo ferroviario marittimo situato più a nord, noto come "Livorno Porto Nuovo".

Di lì a poco, l'intera area fu duramente colpita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale; il fabbricato principale della stazione, raso al suolo dagli eventi bellici, fu prontamente ricostruito nel dopoguerra, sebbene in forme nettamente diverse. Nel corso degli anni, la stazione, con lo spostamento del baricentro dei traffici verso le nuove banchine del porto industriale di Livorno, perse gradualmente importanza, il ricostruito fabbricato e i magazzini furono adibiti ad altri usi, mentre la darsena che fronteggiava la stazione fu riempita. Oggi l'ex stazione marittima è costituita da un raccordo ferroviario suddiviso in diversi fasci; quello che si attesta nell'area del vecchio scalo è formato da sei binari in cui sostano numerosi carri merci.